Ad un primo impatto le tele di Lischetti appaiono sognanti e giocose, affascinanti per gli spazi inconsueti adoperati, accattivanti nell’uso di colori luminosi e di materiali luccicanti.
Poiché in esse ricorrono forme oggettivamente riconoscibili (figure umane o parte di esse, animali, fiori, oggetti) parrebbero appartenere ad un’area di profilo figurativo e addirittura naturalistico, quando alle immagini vengono affiancate parole e frasi di senso compiuto.
Lischetti de-contestualizza le immagini della realtà usandole come un repertorio lessicale…
(Antonia Abbattista Finocchiaro)
 

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C’è un’Africa inedita, analogica, mitica, dove triangoli, frecce, linee a zig-zag sono il mosaico naturale di una savana selvaggia nella quale il gioco della vita e della morte, dell’eros, della
natura costituiscono la norma, il quotidiano.
Gracili alberelli che vorrebbero essere palmizi, profili di dune disegnate con mano infantile, solitari obelischi ignudi di iscrizioni, micro dromedari inseriti nel centro della cornice superiore.
Questo é il ridottissimo lessico figurativo.
Il gioco di Lischetti ha dentro si sé di drammatico, il fatto di essere compiuto con il sentimento estremo di contrastare il deserto di oggi…
Da: un improbabile viaggio in Africa (Riccardo Barletta)
 

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